Negli ultimi anni sempre più donne scelgono di prendersi il tempo necessario per decidere quando diventare madri, senza per questo rinunciare alla possibilità di farlo con probabilità simili di successo di quando erano più giovani. È qui che entra in gioco il social freezing, una delle applicazioni più diffuse della più ampia disciplina della preservazione della fertilità.
In questo articolo vediamo cos’è, come si svolge il percorso clinico, chi può sottoporsi alla procedura, quali sono i tempi e quali i rischi da conoscere prima di iniziare.
Cos’è la preservazione della fertilità
La preservazione della fertilità è un insieme di procedure mediche che consentono di conservare ovociti o tessuto ovarico, mantenendo intatta la possibilità di una futura gravidanza. Non si tratta di un’unica tecnica pensata per un solo tipo di paziente. Ad esempio può essere indicata:
- prima di sottoporsi a trattamenti oncologici che, per la loro natura, possono compromettere la funzionalità ovarica
- a causa di patologie ginecologiche in grado di ridurre nel tempo la riserva ovarica
- se sussistono condizioni mediche che richiedono interventi chirurgici sulle ovaie
- per la scelta personale di posticipare la gravidanza per motivi legati alla propria vita, alla carriera o semplicemente al non aver ancora trovato il momento giusto (la cosiddetta motivazione sociale, da cui il termine “social freezing”)
Tra tutte le tecniche disponibili, la più diffusa e utilizzata nella pratica clinica è la crioconservazione ovocitaria, ovvero il congelamento degli ovociti prelevati dalla donna prima che la qualità e la quantità della riserva ovarica inizino fisiologicamente a diminuire.
Cos’è nello specifico il social freezing
Quando si parla di social freezing ci .si riferisce proprio alla scelta volontaria, non legata a una patologia, di congelare i propri ovociti per preservare la fertilità in vista di una gravidanza futura. È una decisione sempre più informata e consapevole, spesso presa da donne che vogliono separare il momento biologicamente più favorevole per ottenere una gravidanza da quello in cui, per motivi personali, professionali o affettivi, si sentono pronte a diventare madri.
Come si svolge il percorso: le fasi della procedura
Il percorso di preservazione della fertilità tramite congelamento (o crioconservazione) degli ovociti si articola in diverse fasi, pensate per accompagnare la paziente passo dopo passo dalla valutazione iniziale fino al mantenimento del congelamento nel tempo.
1. Primo accesso: presa in carico e valutazione della fertilità
Il percorso inizia con una prima visita ginecologica durante la quale viene raccolta la storia clinica della paziente e viene eseguita un’ecografia transvaginale, oltre a eventuali esami di approfondimento necessari per valutare lo stato attuale della riserva ovarica.
2. Secondo accesso: restituzione degli esami e pianificazione del trattamento
In un secondo appuntamento vengono restituiti e discussi i risultati degli esami effettuati. Sulla base di questi dati viene strutturato il piano di trattamento personalizzato, definendo tempi e modalità della stimolazione ovarica.
3. Stimolazione ovarica
Segue una fase di circa 12-14 giorni durante la quale la paziente esegue autonomamente delle terapie tramite iniezioni sottocute, con l’obiettivo di stimolare le ovaie a produrre un numero adeguato di ovociti maturi da prelevare.
4. Prelievo ovocitario
Al termine della stimolazione si procede con il prelievo degli ovociti, una procedura rapida eseguita in regime di day hospital, che non richiede quindi un ricovero prolungato.
5. Vitrificazione
Gli ovociti prelevati vengono sottoposti a vitrificazione, la moderna tecnica di congelamento ultrarapido che consente di preservarne la qualità nel tempo con un’elevata efficacia.
6. Mantenimento del congelamento
Una volta vitrificati, gli ovociti vengono conservati e mantenuti congelati fino al momento in cui la donna deciderà, se lo vorrà, di utilizzarli per un percorso di procreazione medicalmente assistita.
Quando è consigliato fare social freezing
Dal punto di vista clinico, l’età rappresenta uno dei fattori più importanti da considerare. È infatti preferibile effettuare il congelamento degli ovociti prima dei 35 anni, quando la riserva ovarica è generalmente più ampia e la qualità ovocitaria più elevata, con conseguenti migliori probabilità di successo in caso di utilizzo futuro degli ovociti.
Una buona notizia riguarda invece i tempi di conservazione: gli studi ci dicono che il processo di congelamento non ha una scadenza, quindi gli ovociti possono essere mantenuti vitrificati anche per molti anni senza che questo ne comprometta la qualità.
Quando la procedura è sconsigliata
Non tutte le donne sono candidate ideali per questo percorso. La procedura è generalmente sconsigliata nei casi in cui la riserva ovarica risulti già esaurita o quando la qualità ovocitaria sia significativamente compromessa, condizioni che riducono in modo sostanziale le probabilità di ottenere ovociti idonei al congelamento e a un futuro utilizzo.
Proprio per questo motivo, la valutazione iniziale (prima fase del percorso) è fondamentale: permette allo specialista di stabilire, caso per caso, se la paziente possa realmente beneficiare della procedura.
I rischi della procedura
Come ogni trattamento medico, anche il congelamento degli ovociti comporta dei rischi, seppur contenuti. È importante che la paziente ne sia consapevole prima di iniziare il percorso:
- Rischio chirurgico: nel prelievo ovocitario esiste una possibilità, stimata attorno all’1% dei casi, di sanguinamento con formazione di un emiperitoneo.
- Rischio infettivo: il passaggio dell’ago attraverso la vagina durante il prelievo comporta un rischio infettivo anch’esso stimato intorno all’1%.
- Sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS): una possibile reazione eccessiva delle ovaie alla terapia di stimolazione, che richiede un attento monitoraggio clinico, che viene tuttavia minimizzata dalla gestione dei farmaci più appropriata a prevenire questo effetto.
Questi rischi vengono tenuti sotto controllo grazie al monitoraggio costante da parte del team medico durante l’intero percorso, dalla stimolazione fino al prelievo.
Il percorso di preservazione della fertilità in Clinica Polispecialistica San Carlo
Presso Clinica Polispecialistica San Carlo il percorso di preservazione della fertilità è strutturato in modo da accompagnare la paziente in ogni fase: dalla prima valutazione clinica alla pianificazione del trattamento, fino alla stimolazione ovarica, al prelievo in day hospital e alla vitrificazione degli ovociti, con un successivo mantenimento del congelamento nel tempo.
Ogni percorso viene personalizzato in base all’età, alla storia clinica e alla riserva ovarica della paziente, con l’obiettivo di offrire una scelta informata e sicura a chi desidera preservare oggi la propria fertilità per il futuro.
Domande frequenti sul social freezing
A che età conviene congelare gli ovociti? È preferibile farlo prima dei 35 anni, quando la riserva e la qualità ovocitaria sono generalmente migliori.
Gli ovociti congelati hanno una scadenza? No, il processo di congelamento non ha una scadenza temporale definita.
Quanto dura la fase di stimolazione ovarica? Circa 14 giorni, durante i quali si eseguono terapie sottocutanee iniettive.
Il prelievo ovocitario richiede il ricovero? No, si tratta di una procedura veloce eseguita in day hospital.



