PREVENZIONE TUMORE ALLA PROSTATA, MEGLIO NON RIMANDARE

Prendersi cura della propria salute significa scegliere di non rimandare controlli e screening, soprattutto quando si parla di patologie che colpiscono in modo significativo la popolazione maschile. Tra queste, il tumore alla prostata continua a rappresentare la neoplasia più frequentemente diagnosticata negli uomini. Nonostante l’elevata incidenza, i dati mostrano un elemento incoraggiante: la sopravvivenza netta a 5 anni dalla diagnosi raggiunge il 91%, a conferma dell’importanza della diagnosi precoce e dei progressi nelle terapie.

“Questi numeri e queste percentuali ci danno un’importante quadro epidemiologico rispetto alla malattia – spiega il dott. Robert Stubinski, Responsabile dell’U.O. di Urologia di Clinica Polispecialistica San Carlo – ma vanno anche letti tenendo in considerazione le azioni di prevenzione che sono stati messe in campo, l’età dei soggetti a cui è stata riscontrata la patologia e le tecniche di intervento e di cura di cui disponiamo. Nel caso del tumore alla prostata, la diagnosi precoce è sicuramente un obiettivo prioritario perché favorisce il percorso terapeutico e consente di avere migliori risultati nel trattamento della malattia”.

Il fattore tempo è correlato all’età, perchè?

“L’avanzare dell’età è esso stesso un fattore di rischio per il tumore alla prostata e non a caso i programmi di screening vengono proposti già a partire dai 50 anni proprio con l’obiettivo di individuare precocemente la malattia. Ciò non esclude il consiglio agli under 50 di sottoporsi comunque a una visita urologica periodica e di inserire anche il test del PSA nei normali esami del sangue dopo i 40 anni. E questo vale ancor di più per soggetti che hanno un familiare consanguineo a cui è stata già diagnosticata questa patologia”.

Ci sono sintomi a cui bisogna porre particolare attenzione?

“I tumori prostatici possono essere asintomatici soprattutto nelle fasi iniziali ma, al contempo, possono essere diagnosticati a seguito di una visita urologica, dal controllo del PSA e dall’esito di esami strumentali non invasivi come un’ecografia e una Risonanza Magnetica. Un eventuale nodulo tumorale in una fase avanzata, può essere invece correlato a sintomi all’apparato urinario come la difficoltà o dolori durante la minzione, lo stimolo ad urinare sempre più frequente, avere la sensazione di non riuscire ad urinare completamente oppure la presenza di sangue nelle urine. Sono ovviamente sintomi non necessariamente riconducibili a una patologia oncologica, meglio però non trascurarli e rivolgersi a uno specialista urologo che sarà in grado di valutare il problema e fare una diagnosi adeguata, anche in caso di una patologia diversa dal tumore”.

Qual è il percorso diagnostico?

“L’esito della visita e la misurazione del PSA danno dei parametri che consentono all’urologo di valutare gli ulteriori esami eventualmente da prescrivere: una Risonanza Magnetica e a seguire una biopsia prostatica per accertare la presenza di cellule tumorali e altri approfondimenti sempre con esami strumentali come scintigrafia ossea e PET”.

Il percorso di cura.

“Come per il percorso diagnostico, in presenza di una malattia oncologica l’approccio è sempre multidisciplinare affinché l’urologo abbia tutti gli elementi utili per valutare il trattamento di cura più adeguato, tenendo anche conto delle caratteristiche proprie del paziente e dell’evoluzione della malattia. Per i casi in cui si condivide con il paziente la necessità di un intervento chirurgico per trattare il tumore alla prostata, oggi abbiamo la disponibilità anche in Clinica di eseguire gli interventi con l’ausilio del robot (per approfondire leggi anche qui) che consente una visione tridimensionale ingrandita e ad alta definizione anche delle strutture anatomiche collocate in spazi difficili da raggiungere. Inoltre, gli strumenti endoscopici di piccolissima dimensione assicurano la massima precisione durante l’intervento”.

Quali sono i vantaggi della chirurgia urologica robot assistita?

“Operare in video laparoscopia robot assistita, grazie proprio alla maggior precisione, consente di ridurre l’invasività dell’intervento stesso e di conseguenza il paziente avrà minori perdite ematiche e minori dolori post operatori. Grazie a questa tecnica di cui disponiamo, si riducono i tempi di ospedalizzazione e si ottimizza il recupero e il mantenimento delle funzionalità sessuali e di continenza urinaria dopo l’intervento”.  

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