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    DISFUNZIONE ERETTILE
     
    Definizione di disfunzione erettiva
    La disfunzione erettiva viene definita come una significativa o ricorrente inabilità dell’uomo nell’ottenere e/o mantenere l’erezione, fino al termine del rapporto sessuale.  La DE colpisce milioni di uomini nel mondo e, pur non modificando le aspettative di vita, può avere un’influenza negativa sul benessere del soggetto che ne è affetto.
    Fisiopatologia del fenomeno erettivo
    L’erezione è un fenomeno complesso e rappresenta il risultato finale di una serie di eventi che coinvolgono il sistema nervoso centrale e periferico, il sistema endocrino (ormonale) e quello vascolare. L’attivazione integrata di tali sistemi comporta un rilasciamento della muscolatura liscia vascolare con vasodilatazione delle arterie cavernose e conseguente aumento del flusso sanguigno (8-10  volte rispetto a quello basale). Ne consegue che la disfunzione erettile organica può essere dovuta ad alterazioni vascolari (da diabete, da ipercolesterolemia, da fumo), ad alterazioni ormonali (ridotti livelli di testosterone, alti livelli di prolattina, anomalie tiroidee), ad alterazioni dell’innervazione (da sclerosi multipla, da m. di Parkinson, da tumori, da patologie discali o spinali, da diabete, da alcool, da danno secondarie a chirurgia pelvica o retroperitoneale) o secondaria agli effetti di sostanze d’abuso (cocaina, eroina, anabolizzanti) ma anche di parecchi farmaci di comune utilizzo (antiipertensivi, antidepressivi, antipsicotici).
     
    Dimensioni del problema  
    Diversi studi epidemiologici hanno dimostrato un’alta prevelenza ed incidenza del fenomeno.  Il primo studio su larga scala fu pubblicato nel 1994 negli Stati Uniti e evidenziò che la prevalenza della disfunzione erettiva nella popolazione di età compresa tra i 40 e i 70 anni di età era del 52%  con un’incidenza di circa 26 nuovi casi ogni 1000 soggetti/anno.
    In Italia uno studio epidemiologico del 2000 effettuato su duemila soggetti di sesso maschile ha evidenziato la presenza di disturbi erettivi nel 12.8 % dei casi con tassi di prevalenza che sembrano essere età-correlati (2-5 % nella fascia d’età compresa tra i 30 e i 50 anni,  oltre il 15% tra i 50 e i 60 anni, 25-30% tra i 60 e i 70 anni, oltre il 50% dopo i 70 anni d’età). Stando a tali evidenze,  in Italia il numero di soggetti con DE dovrebbe quindi ammontare a circa 3.000.000 anche se è molto probabile che tale dato sia in realtà sottostimato.
     
    Fattori di rischio
    Fino a 30 anni fa la disfunzione erettile era considerata una problematica dovuta a disturbi psichici. Attualmente è ormai chiaro che  nel 70-80% dei casi è invece legata all’effetto continuativo di alcuni  fattori di rischio quali ipertensione arteriosa, diabete, elevati livelli di colesterolo e trigliceridi, obesità, sedentarietà, abuso di alcool, fumo e/o droghe. Il deficit erettile sembra infatti essere molto frequente nei soggetti diabetici (25-75% dei casi, a secondo delle casistiche) e negli ipertesi (68% circa). Inoltre, è  stato acclarato che i fumatori hanno il 51% di probabilità in più di sviluppare un deficit erettivo rispetto ai non fumatori.
    Tali evidenze hanno portato a ipotizzare che la presenza di deficit erettile possa essere considerata un sintomo precoce utile a identificare  eventuali altre patologie causate dai medesimi fattori di rischio (infarti, ictus, diabete). I recenti dati presenti in Letteratura hanno stabilito che la disfunzione erettile e l’infarto non sono altro che manifestazioni differenti di una medesima condizione di rischio e che la disfunzione erettile in genere si manifesta molto prima delle patologie cardiache e andrebbe quindi considerata come campanello di allarme utile a diagnosticare e prevenire future problematiche cardiovascolari. Altri studi hanno inoltre dimostrato come, in presenza di disturbi erettivi, sia possibile diagnosticare alterazioni della glicemia (diabete o sindrome metabolica) in circa un terzo dei casi.
    Diagnosi
    Le linee guida attuali raccomandano un’accurata valutazione del paziente in modo da diagnosticare e conseguentemente trattare sia la disfunzione erettile che le condizioni ad essa sottostanti. E’ quindi importante eseguire esami diagnostici, strumentali e di laboratorio, che possano evidenziare sia la presenza di eventuali anomalie vascolari (arteriose o venose) o della struttura dei corpi cavernosi (morbo di La Peyronie), che la presenza di patologie come il diabete, l’ipercolesterolemia, l’ipertensione o deficit ormonali (bassi livelli di testosterone).
    Terapia
    La terapia del deficit erettile si avvale nella maggior parte dei casi di farmaci o presidi medici non farmacologici che riescono a risolvere la problematica nella quasi totalità dei casi. Tuttavia, l’errore che va evitato è quello di curare il sintomo tralasciando la causa sottostante. Potendo associarsi alla presenza di fattori di rischio reversibili/modificabili (stile di vita, farmaci) o potendo essere secondario a patologie potenzialmente trattabili (ipogonadismo, ipertensione, ipercolesterolemia, diabete), è importante che tali situazioni vengano riconosciute in modo da intraprendere una terapia medica, chirurgica o comportamentale adeguata. Le modificazioni dello stile di vita risultano di fondamentale importanza, specie se in associazione alle disfunzioni sessuali coesistono già patologie cardiovascolari o diabete mellito. Per tale ragione va incoraggiata l’abolizione del fumo e della sedentarietà, la perdita di peso in presenza di obesità o sovrappeso, il controllo farmacologico ottimale delle patologie associate (ipertensione, diabete).    
     
    DISTURBI DELL’EIACULAZIONE PRECOCE.

    Definizione e dimensioni del problema
    L’eiaculazione precoce rappresenta la disfunzione sessuale di più frequente riscontro nella pratica clinica. In Italia si stima che ne sia affetto circa il 20% della popolazione, tuttavia è molto probabile che questa percentuale sia in realtà più cospicua; basti pensare che il 90% di chi ne soffre non si è mai rivolto a un medico e solo il 10% sa che sono disponibili terapie utili a trattarla.
     
    Gli elementi che la definiscono sono:
    • una breve durata del tempo necessario a raggiungere l’eiaculazione in vagina (ridotta latenza eiaculatoria);
    • la mancanza di controllo del riflesso eiaculatorio;
    • il disagio generato dal disturbo sia a livello personale che nell’ambito della relazione di coppia.
     
    Le linee guida attuali indicano che  la diagnosi va posta quando l’eiaculazione si verifica dopo 1-2 min dalla  penetrazione vaginale. Vengono inoltre distinte due forme in base al momento della comparsa del disturbo, che pertanto può essere primitivo ovvero presente già al momento delle prime esperienze sessuali (forma più frequente)  o secondario (cioè si manifesta in un soggetto che non ha mai lamentato tempi eiaculatori ridotti ed è spesso secondario a patologie concomitanti; a volte può tuttavia essere dovuto a  problematiche relazionali/psicologiche di nuova insorgenza).                                   
    Fisiopatologia dell’eiaculazione precoce
    Si tratta di una condizione medica complessa che può dipendere da molteplici fattori, organici e/o psicologici. Tra i disturbi organici i più frequenti sono costituiti da infezioni della prostata e delle vie seminali, da anomalie di funzionalità della tiroide o da anomalie strutturali del pene (frenulo breve, fimosi). Nella stragrande maggioranza dei casi, tuttavia, non è possibile identificare una causa specifica. Va sottolineato che la presenza di tale disturbo incide notevolmente sull’assetto psichico di chi ne affetto, generando ansia da prestazione e/o tensioni all’interno della coppia che finiscono con l’aggravare la problematica rendendo i tempi eiaculatori ancora più brevi.

    Diagnosi
    Le Linee Guida attuali delle Società Scientifiche raccomandano un’accurata valutazione del paziente e della partner in modo da valutare i tempi eiaculatori (percepiti e riferiti dalla partner), la frequenza con cui la problematica si verifica, i tempi di insorgenza, l’eventuale presenza di sintomi riferibili a patologie concomitanti. Importantissimo è anche accertarsi che non ci siano anomalie di struttura (fimosi, brevità del frenulo). Sulla base di questi elementi è possibile distinguere la forma primaria da quella secondaria e porre indicazione all’esecuzione di ulteriori esami strumentali o di laboratorio, fondamentali per la scelta della strategia terapeutica più adatta.

    Terapia
    Dal punto di vista del trattamento, attualmente sono disponibili terapie (con impiego di presidi non farmacologici o di farmaci [locali ma anche assunti per via orale]) con ottimi risultati in termini di miglioramento dei tempi eiaculatori. Sono inoltre disponibili altri presidi psicosessuologici in grado di migliorare l’assetto psichico del soggetto nonché le eventuali problematiche di coppia.
    ANEIACULAZIONE e ANEIACULAZIONE INTRAVAGINALE
    Rappresentano anomalie dell’eiaculazione che comportano una totale impossibilità a eiaculare o una incapacità ad eiaculare all’interno della vagina della partner.
    Sono relativamente rare e spesso legate alla presenza di condizionamenti socio-culturali, religiose e/o a problematiche relazionali. Dal punto di vista medico la complicanza maggiore è costituita dall’impossibilità di ottenere una gravidanza spontanea. Sebbene tecniche di fecondazione in vitro possano by-passare il problema consentendo alla coppia di avere delle gravidanze, è opportuno che tali condizioni vengano diagnosticate e trattate, sia perché comportano evidente disagio personale e relazionale sia perché l’utilizzo di tecniche di fecondazione  in vitro comporta rischi (seppure moderati) per le pazienti e costi sanitari di certo non trascurabili.
    Anche in questo caso, a meno che non ci siano condizioni organiche, l’approccio psicosessuologico può essere una validissima forma di terapia utile a risolvere le problematiche psichiche all’origine del disturbo.
     
     
    DISTURBI SESSUALI: IMPATTO SOCIALE.

    Dati recentemente pubblicati dall’ AOGOI (Associazione degli Ostetrici e Ginecologi Ospedalieri Italiani) e dalla SIU (Società Italiana di Urologia) hanno evidenziato come i disturbi sessuali colpiscano circa 16.000.000 di italiani. Problematiche eiaculatorie e disfunzione erettile sono quelle più frequenti nell'uomo; anorgasmia, disturbi del desiderio e vaginismo nella donna. 
    Il dato ancor più allarmante è che tali anomalie determinerebbero quasi 20mila “matrimoni bianchi” e sarebbero responsabili del 20% delle separazioni.